Pensieri da Blog

Odissea di Nolan: il ritorno di Ulisse da Kabul

L’Odissea di Christopher Nolan é un film dall’impatto visivo e simbolico imponente, e da un punto di vista strettamente cinematografico è un film pazzesco, mozzafiato, vivido.
Ma in questo spazio più che fare recensioni cinematografiche, proviamo a riflettere di Culture e Società.
La tesi in questo caso é abbastanza diretta.

L’Odissea di Christopher Nolan é un’opera nata nella cultura Statunitense, che parla al suo popolo (e al mondo) utilizzando la propria Cultura come strumento interpretativo e mitopoietico.

Di Jan Brueghel il Vecchio[1], Pubblico dominio, Collegamento

L’eroe mediterraneo

Anziché provare a calarsi in un sentito che gli è estraneo (ovvero la filosofia di vita tipica dei popoli mediterranei) il regista racconta la Storia come se i personaggi fossero suoi connazionali. E non parlo solo della multietnicità del cast o della scelta dei vocaboli o della narrazione di Travis Scott, che sono per lo più espedienti. Seppur non casuali.
Parlo del fatto che l’Ulisse di Matt Damon non è “l’uomo dal multiforme ingegno” che nella Divina Commedia di Dante esorta li suoi uomini al motto di “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.

Il nostro Miceneo gironzola 20 anni per il Mediterraneo con la voglia di tornare a casa, e il piacere edonistico di spassarsela nel frattempo.
Infatti chiede espressamente di sperimentare sulla sua pelle il canto delle sirene per curiosità e per goderne, e secondo diversi miti greci genera parecchi figli con Circe e Calipso (Telegono, Latino, Agrio; Nausitoo, Nausinoo, Ausone), che daranno origine a diversi popoli italici.
Questo Ulisse, quello originale, è mediterraneo fin nel midollo. E per inciso i suoi uomini sono come lui, dato che non vorrebbero lasciare l’Isola di Circe.

matt-damon ulisse odissea veterano reduce

La visione Statunitense del ritorno a casa del guerriero

L’Ulisse di Nolan invece è una figura molto concreta per la società statunitense: è reduce di guerra. In piena sindrome da stress post traumatico, vive divorato dai sensi di colpa per aver visto i compagni e i civili nemici morire, anche a causa delle sue dolorose decisioni dettate dalla necessità di guerra.
Tema principale dell’arco narrativo del protagonista, percorso del personaggio di Sinone. Ci tengo a sottolineare questo aspetto perché sia l’espediente per sottrarsi alla leva di Antinoo, che il contrappasso finale, sono una totale invenzione del regista.

Questo Ulisse diventa quindi il capostipite mitologico delle migliaia di giovani che partono pieni di speranze e tornano, da Kabul o da Troia cambia poco, come veterani con mente e corpo a pezzi. 
Il re di Itaca diventa quindi l’antenato  del Bradley Cooper di American Sniper, o del Ryan da Salvare dello stesso Damon.
Per chi non comprende l’importanza della figura del reduce nella cultura statunitense, invito a riflettere che oltre a godere simbolicamente di un’ampia filmografia, i Veterani negli USA hanno persino un giorno di Festa Nazionale.

tom holland john bernthal

Reduce fra i reduci

Non è quindi affatto un caso che una delle figure comprimarie più centrali del film sia proprio Jon Bernthal, chiamato a trasporre il prode Re Menelao che guida Telemaco nel suo percorso di crescita da fanciullo a uomo.
Per chi non lo sapesse Bernthal è l’iconico volto del Punitore: antieroe reduce del Vietnam, vittima di stress post traumatico, che diventa un vigilante sanguinario. Nell’Odissea interpreta Menelao, restando sostanzialmente sempre se stesso, ovvero Frank Castle, ovvero uno qualunque degli altri militari e paramilitari che Hollywood ha deciso di affidargli.
Dubito sia un caso che contemporaneamente nelle sale il Punitore di Jon Bernthal faccia coppia con lo Spider-Man di Tom Holland, con dinamiche non troppo dissimili.

 

ulisse sirene
Di Siren Painter (eponymous vase) – Jastrow (2006), Pubblico dominio

Radici epiche e Mitopoiesi

Con l’Odissea, la Nazione che vive di Egemonia su tutti i quadranti del globo, prova a fare sua un’epica fino a ieri apparentemente lontana (senza per questo cadere nella propaganda).
Perché è questo ciò che fanno le Culture, quando non hanno né paura né vergogna della propria visione del mondo: trovano giustificazione di sé ovunque, creano per sé origini mitiche, interpretano il mondo con le loro lenti, e raccontano come in fondo le loro attuali speranze, sogni, tensioni e pene, siano in realtà universali nel tempo e nello spazio.
Sottointendendo che siano loro i meritati eredi delle Missioni che la Storia ha lasciato in serbo agli Eroi di questo tempo.

 

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