Pensieri da Blog

Kisetsu – Il mio primo disco lofi hip-hop

Kisetsu nasce in estate sulla spiaggia di San Michele di Pagana, e nel corso dei mesi e degli spostamenti aggiunge una stagione dopo l’altra.
Kisetsu in Giapponese significa Stagione.
Il genere del disco è lofi hip-hop. Uno dei miei generi musicali che amo più ascoltare.

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Estate

Inizia tutto con “Summer in Your Eyes”, che prende forma tra luglio e agosto 2025, dentro giornate che non avevano nulla di programmato.
Erano semplicemente giorni di mare, di sole, di pelle salata, di tempo lento. Ero sdraiato all’ombra degli alberi sulle rocce, con Anita immersa nella lettura di ACOTAR.
Non c’era un progetto concettuale, non c’era un’idea di ciclo delle stagioni. C’erano sensazioni.
Ho iniziato a seguirle ed è nata la prima canzone.

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Per me luglio è il mese principe della vacanza. Se dovessi scegliere un mese che rappresenta la felicità sospesa, sceglierei luglio. Ha il sapore del sabato: sai che è bello, ma sai anche che dopo c’è ancora la domenica.
Finisce luglio, ma c’è agosto. C’è ancora tempo.
Agosto invece, per come lo vivo io, è già un mese che si porta dietro un’ombra. Dal 16 in poi l’Italia cambia umore, lo senti nell’aria.

Ferragosto è una soglia.

I pensieri cominciano a orientarsi verso la ripresa, verso il lavoro, verso quello che ricomincia. E anche il clima, ultimamente, sembra assecondare questa malinconia.

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Ho realizzato vari artwork, ma solo uno è diventato copertina del disco. Gli altri sono qui.

Autunno

L’autunno, lo ammetto, è la stagione che mi piace meno. Non sopporto l’umidità, la pioggia continua, quel freddo che non è mai davvero freddo ma ti entra nelle ossa.
In “Fall at All” il naso che cola non è una metafora: è il mio. È il fastidio fisico di iniziare a vestirsi più pesanti, è il mio cattivo rapporto con le giornate uggiose in pianura padana.
Musicalmente è il pezzo più malinconico dei quattro, anche a livello di accordi.

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Inverno

L’inverno, per me é su un altro piano, si eleva rispetto l’autunno grazie a tutte le feste il cui culmine è Natale.
E infatti il brano si chiama “Winter Is Christmas”.

Non è una dichiarazione identitaria in senso religioso. È una constatazione culturale. In Italia è quasi impossibile pensare all’inverno senza pensare al Natale.
Che tu sia credente o no, il Natale condiziona la stagione. È il suo centro gravitazionale.
E subito dopo arriva l’altro spartiacque: il Capodanno.
Quel momento di reset collettivo in cui tutti, anche quelli che giurano di non farlo, fanno un bilancio.
Che anno è stato? Cosa voglio cambiare? Dove sto andando?
In questo senso Lucio Dalla ha creato la canzone di fine d’anno definitiva, non credo che esista su questo tema qualcosa di più poetico e realistico di L’anno che verrà.
Dentro la mia più umile canzone dedico un piccolo spazio a questa riflessione su questo spartiacque simmetrico al Ferragosto.

Per me l’inverno è un doppio movimento: memoria e ripartenza.

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Primavera

“Springtime Is Telling” dedicata alla primavera non chiude davvero il cerchio: lo prepara.
Per questo pur essendo l’ultima canzone ad aver creato, l’ho inserita come prima traccia.
È una canzone che guarda avanti, che riporta verso “Summer in Your Eyes”.

Ho ripreso l’architettura dei pezzi precedenti mescolandoli, ma ho cambiato i colori sonori.
Le campanelle natalizie di “Winter Is Christmas” lasciano il posto ai flauti della primavera. Per me il flauto ha qualcosa di frizzante, di leggero, l’aria che lo anima è come le brezze primaverili.
La primavera è risveglio, ma è anche memoria scolastica: per me resterà sempre il periodo degli esami, dello studio intenso, delle notti sui libri.
Dentro il pezzo c’è questo doppio livello: il risveglio dei sensi e la concentrazione mentale.
E poi, inevitabilmente, il ritorno degli innamoramenti.
Siamo animali anche noi, apparteniamo alla natura.

La primavera è preparazione alla vita diceva Battiato.

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Uroboro

La struttura dell’album è circolare. Anche quella dei brani è volutamente un po’ ipnotica.
Ci sono richiami, autocitazioni, piccoli rimandi interni.
Non per creare un effetto déjà-vu fine a se stesso, ma per suggerire che ogni anno è un ciclo che si ripete senza essere mai identico.
È sempre la stessa persona a viverlo, ma non è mai la stessa stagione.
E in fondo non sei mai la stessa persona, anno dopo anno.
Volevo che questo senso di spirale temporale si sentisse anche nella musica, non solo nei testi.

Produzione

Estate e autunno hanno sax e trombe più evidenti. Per me sono strumenti che scaldano.
Mi ricordano il blues, il jazz, i locali notturni in riva al mare o nei vicoli, il fumo che sale, un whisky sour sul tavolo o un vino rosso davanti.

Inverno e Primavera, invece, li ho voluti più freddi.Campanelle, flauti, timbri più limpidi.
È la mia percezione personale dei suoni. Magari per qualcun altro il sax è malinconico e il flauto è nostalgico.
Va benissimo così. In Kisetsu ho raccontato quello che sento io.

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Arancia e Cannella

C’è poi un filo invisibile che lega tutte le canzoni: l’olfatto e il gusto.
La mia memoria è profondamente legata ai profumi e ai sapori. Non riesco a pensare all’estate senza sentire la salsedine nel naso.
Non riesco a immaginare l’inverno senza una tisana calda, speziata.
Cannella, anice, mele cotte. In casa nostra si consumano tonnellate di cannella appena comincia a fare freddo. E allora ho voluto che questi elementi entrassero nei testi.

Perché le stagioni non sono solo immagini. Sono odori. Sono sapori. Sono corpo.

Alla fine, Kisetsu disco è questo: un giro completo delle quattro stagioni vissute dal mio punto di vista.
Non universale, non oggettivo. Personale. Per stimolare l’ascoltatore alla riflessione sul tempo che scorre.
Un ciclo che si chiude e si riapre. Come ogni anno.

Come ogni estate che rivediamo negli occhi di qualcuno.
O gli occhi a cui pensiamo davanti all’arrivo della nuova stagione.

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